Preparativi

Guardo la mia immagine riflessa nello specchio, la gonna trafitta da un raggio di sole che penetra timido dalla persiana. Mi raccolgo i capelli, crespi e bruni. Stasera sarà una serata importante per Demi; il cocktail inaugurale inizia tra poche ore. Prendo dall’armadio il mio abito migliore e me lo appoggio al corpo. Pregiata seta cobalto. Un regalo di nonna Janice. Ricordo quando lo comprammo, un giorno di giugno di qualche anno fa. Era pomeriggio tardi e la nonna era piena di vita e di forze. Camminava con passo più deciso del mio per le vie del centro, di ritorno dalla consueta visita dal dottore, quando d’improvviso si fermò incantata di fronte a una vetrina. “Victoria, è delizioso! Ti starebbe d’incanto”. Sorrideva sempre nonna Janice. Protestai che era troppo costoso per il mio misero stipendio. “E poi, non frequento ambienti eleganti, non avrei l’occasione d’indossarlo”

“Sciocchezze, vedrai che l’occasione arriverà di certo”.

Aveva ragione. Come sempre.

VH

Immagine(c) Pascal Campion Art – Particolare

 

A Storm Of Swords

«Elia trovava eccitante pressoché qualsiasi cosa. Aveva quel­l’età felice, e la sua salute delicata non le aveva mai permesso di viaggiare molto. Quanto a me, il mio passatempo preferito era deridere i pretendenti di mia sorella. Ed ecco quindi il piccolo lord Occhiopigro, lo scudiero Labbra di seppia, un altro che chia­mavo la Balena che cammina, cose di quel genere. L’unico più o meno presentabile era il giovane Baelor Hightower. Un bel ra­gazzo, e mia sorella era già vagamente innamorata di lui quando al caro Baelor capitò la sfortuna di scoreggiare in nostra presen­za. Subito, lo soprannominai “Baelor Venticello”, dopo di che a Elia fu impossibile guardarlo senza ridergli in faccia. Ero un in­degno giovinastro all’epoca, qualcuno avrebbe dovuto tagliarmi questa lingua velenosa.»

“Poco ma sicuro” concordò silenziosamente Tyrion. Baelor Hi­ghtower non era più giovane, adesso, ma rimaneva comunque l’erede di lord Leyton: ricco, di bell’aspetto nonché cavaliere di magnifica reputazione. “Baelor Belsorriso” veniva chiamato. Se Elia Martell avesse sposato lui al posto di Rhaegar Targaryen, probabilmente sarebbe stata ancora viva e vegeta a Vecchia Città, sede degli Hightower, circondata da figli e nipoti. Tyrion non poté fare a meno di chiedersi quante vite erano state spazzate via da quell’unica scoreggia.

– Oberyn e Tyrion – A Storm Of Swords –

ob

Facebook: Barattoli di Storie e di Spezie 

Twitter: @VictoriaHarlington – Barattoli di Storie

Castelli di rabbia

Finisco di riordinare la dispensa. Ho fatto la spesa, una corsa folle al supermercato e via di nuovo a casa, lontana dal caos e dal caldo opprimente. Mi cambio e con il mio ultimo spuntino in mano, mi getto di peso sul divano fresco.
Una piacevole corrente entra dalla finestra e si incanala nel mio angolo, donandomi un senso di pace e relax che non provo da questo mattino.
Sospiro e allungo la mano sul piccolo tavolino tre piedi che regge la lampada in stile Tiffany regalatami da mia zia due anni prima, e da lì afferro “Castelli di Rabbia” di Alessandro Baricco.
Non mi serve il segnalibro per ricordare a che pagina sono arrivata.

Ma Jun non disse nulla. Semplicemente, senza che un solo angolo del suo volto si muovesse, e assolutamente in silenzio, iniziò a piangere, in quel modo che è un modo bellissimo, un segreto di pochi, piangono solo con gli occhi, come bicchieri pieni fino all’orlo di tristezza, e impassibili mentre quella goccia di troppo alla fine li vince e scivola giù dai bordi, seguita poi da mille altre, e immobili se ne stanno lì mentre gli cola addosso la loro minuta disfatta.

Il cellulare inizia a squillare interrompendo la mia pace. Appoggio il libro al mio fianco e rispondo.
E’ ufficiale: non riesco a trovare pace oggi.

castelli-di-rabbia-photo-from-web

Friselle al pomodoro

Ricordo che da bambina nei pomeriggi d’estate come questo, quando d’improvviso il cielo si affolla di nuvole grigie, mi accoccolavo sul davanzale, la finestra leggermente aperta per odorare il profumo di bagnato. Nonna Janice si sedeva accanto a me e restavamo insieme a osservare le grosse gocce di pioggia cadere battenti sulle foglie e piegare le delicate corolle dei fiori. “Che ne dici di fare merenda?” mi chiedeva dopo un po’.

In cucina, la nonna iniziava il suo racconto: “Tanto tempo fa i mercanti fenici intraprendevano lunghi viaggi per mare. Viaggi che duravano mesi e mesi. Per questo motivo, prima di partire riempivano le stive di scorte di cibo e acqua. Portavano prelibatezze di ogni tipo. Ma sai qual era il loro cibo preferito? Le friselle!”. Mi guardava divertita, mentre apriva la credenza e prendeva il sacchetto di friselle. Ne bagnava alcune sotto l’acqua corrente, sempre attenta a non inzupparle, e poi le faceva sgocciolare. Le irrorava d’olio, le cospargeva di sale e di origano. Prendeva dal frigo dei pomodorini e li tagliava a metà. Li strofinava sulle friselle e poi li usava per ricoprirle.

Mi porgeva il piatto e, insieme, tornavano a sederci sul davanzale della finestra, mentre fuori aveva smesso di piovere.

Friselle

Spaghetti alla Demi e Vic

Dopo aver lavorato tutto il giorno ieri, trascorrere un po’ di tempo con Demi era quello che mi ci voleva. Ero contenta che non dovesse passare dalla Galleria stamattina, così avremmo avuto tutto il tempo per prepararci e gustarci un delizioso pranzetto. Cucinare insieme ci ha sempre divertito parecchio. Sin da adolescenti ci piaceva chiuderci in cucina e armeggiare con pentole e ingredienti, imitando i gesti esperti delle nostre nonne.
E così, quando verso l’ora di pranzo Demi è arrivata a casa mia, ci siamo subito date da fare e, tra una chiacchiera e una risata, abbiamo preparato il nostro cavallo di battaglia:

Spaghetti alla Demi e Vic

Ingredienti (per 4 persone):
300g di frutti di mare
100g di gamberi
prezzemolo
1 spicchio d’aglio
olio q.b.
sale q.b.
400g di spaghetti

Da vere lupe di mare, abbiamo scottato e sgusciato i gamberi. Abbiamo scaldato i frutti di mare in un tegame senz’acqua – un trucco che ci ha insegnato nonna Janice per far aprire bene i molluschi.
Abbiamo messo in una teglia l’olio con l’aglio tritato e, non appena era diventato caldo, abbiamo unito i frutti di mare e mescolato per bene.
Abbassata la fiamma, abbiamo unito i gamberi, il pomodoro tritato e il prezzemolo. “Aspetta! Manca il tocco dello chef” ha esclamato Demi facendo scivolare nella teglia un peperoncino tagliato a pezzetti.
Mentre il sugo continuava a cuocere per altri 20 minuti, abbiamo lessato gli spaghetti. Una volta al dente, li abbiamo scolati e conditi con il sugo di frutti di mare.

“Che profumino!”. Arthur ha fatto capolino dalla finestra. “Scusa Vic, ma ancora una volta Anita si è nascosta nel tuo giardino”, ha aggiunto un po’ imbarazzato. Sono scoppiata a ridere! Ma che caso! La gatta Anita ha l’abitudine di nascondersi nel mio giardino ogni volta che Demi viene a pranzo da me.
“Nessun problema, Arthur. Dai, prendi Anita e unisciti a noi. Abbiamo cucinato in abbondanza”. Ho strizzato l’occhio a Demi che, rossa in viso, si sforzava di nascondere un sorriso.

Immagine

Canto di Salomone

Nelle notti d’autunno, in certi quartieri della città, il vento dal lago porta a riva un odore dolciastro. Un odore come di zenzero cristallizzato, o di tè freddo zuccherato con dentro un chiodo di garofano scuro. Non c’è nessuna spiegazione per questo, dato che il lago, il 19 settembre 1963, era così pieno di rifiuti e di scorie chimiche di una fabbrica di materie plastiche che le chiome dei salici lungo la riva erano ormai pallide e sottili. Le carpe arrivavano sulla spiaggia a pancia in su, e i dottori del Misericordia sapevano, senza renderlo note, che le infezioni alle orecchie erano una certezza per chi nuotava in quelle acque.

Eppure c’era questo greve odore speziato e dolciastro che faceva pensare all’Oriente, alle tende a righe e al cha-cha-cha dei braccialetti alle caviglie. Chi viveva vicino al lago non si accorgeva ormai da molto tempo dell’odore perché dopo l’arrivo dei condizionatori d’aria aveva cominciato a chiudere le finestre e a dormire con un lieve sonno superficiale sotto il ronzio del motore.

Così l’aroma zuccherino dello zenzero spirava inosservato per le strade, intorno agli alberi, sopra i tetti finché, un poco più tenue e illanguidito, raggiungeva Southside. Qua, dove certe case non avevano nemmeno le zanzariere, figuriamoci i condizionatori, le finestre erano spalancate su tutto ciò che la notte aveva da offrire. E qua l’odore dello zenzero era forte, abbastanza forte da far distorcere i sogni e da far credere ai dormienti che le cose che desideravano tanto ardentemente fossero a portata di mano. Gli abitanti di Southside che in notti simili vegliavano avevano la sensazione che tutte le loro attività e i loro pensieri fossero al tempo stesso intimi e lontani. I due uomini presso i pini di Darling Sreet – proprio accanto alla casa marrone dove andavano i bevitori di vino – sentivano il profumo nell’aria, ma non pensavano allo zenzero. Ognuno di loro pensava che quello era l’odore della libertà, della giustizia, del lusso o della vendetta.

Canto di Salomone

[Il brano è tratto dal Canto di Salomone di Toni Morrison]

Le avventure di Huckleberry Finn

Un negro così non l’avevo mai visto. Se si metteva in testa un’idea non c’era verso di tirargliela fuori. Ce l’aveva su con Salomone come nessun altro negro che conoscevo. Così mi sono messo a parlare di altri re e ho lasciato perdere Salomone. Ho parlato di Luigi 16, quello che tanto tempo fa gli hanno tagliato la testa in Francia; e del suo figlioletto, il delfino, che doveva diventare re ma l’hanno preso e l’hanno schiaffato in galera e certi dicono che è morto lì.

«Poverino.»

«Ma certi dicono che è riuscito a scappare e è venuto in America.»

«Bel colpo! Ma sarà solo soletto – qua non ce ne sono mica di re, vero Huck?»

«No.»

«Allora non potrà farsi una posizione. Che farà?»

«Be’, non lo so. Certi entrano nella polizia, e certi imparano alla gente a parlare francese.»

«Ma come, Huck, i francesi non parlano mica come noi?»

«No, Jim; con capiresti una parola di quel che dicono, non una sola parola.»

«Mi prenda un colpo! E come mai?»

«Non lo so, ma è così. L’ho trovato in un libro come parlano. Immagina che un uomo viene da te e ti fa: ‘Parlé-vu-fransé?’ Tu che ne pensi?»

«Non penso niente; ci do una botta in testa. Cioè, se non è un bianco. Non ce lo permetto a un negro di chiamarmi così.»

«Cribbio! Non ti sta chiamando in nessun modo. Sta solo dicendo: ‘Parlate francese?’»

«Be’, allora perché non lo dice?»

«Ma come, è ben quello che sta dicendo. I francesi lo dicono in un altro modo.»

«Be’, è proprio un modo ridicolo, per la miseria. Non ne voglio più sentir parlare. Non ha senso.»

«Stammi a sentire, Jim: un gatto parla forse come noi?»

«No.»

«Bene, e una vacca?»

«No, neanche una vacca.»

«Un gatto parla forse come una vacca, o una vacca come un gatto?»

«No.»

«È naturale e giusto se parlano diverso, vero?»

«Certo.»

«E non è forse naturale e giusto se un gatto e una vacca parlano diverso da noi?»

«Sicuramente.»

«Bene, allora perché non dev’essere naturale e giusto se un francese parla diverso da noi? Rispondi un po’.»

«Un gatto è forse un uomo, Huck?»

«No.»

«Be’, allora non ha senso che un gatto parla come un uomo. Una vacca è forse un uomo? O una vacca è forse un gatto?»

«No, nessuno dei due.»

«Be’, allora non ci interessa niente di parlare come l’uno o come l’altro. Un francese è un uomo?»

«Sì.»

«Vedete?! Accidentaccio a lui, perché non parla come un uomo, allora? Rispondete.»

Non serviva a niente sprecare parole: non si può imparare a un negro a ragionare. Così l’ho piantata lì.

huv

Facebook: Barattoli di Storie e di Spezie 

Twitter: @VictoriaHarlington – Barattoli di Storie

Sorelle

Il cartoncino argentato spicca tra la posta sparpagliata sulla scrivania. Demi Reynolds – Riflessioni sudafricane – cocktail inaugurale 30 giugno ore 21.00 Galleria Moderna, si legge in un corsivo elegante. Sono felice per Demi. Era raggiante l’altro ieri al caffè.
“Ho una novità” mi aveva detto la sera prima al telefono. “Ma devo dirtela di persona. Ci vediamo domani?”.
E così, quando è arrivata al caffè, non stava più nella pelle. Si è seduta al tavolino, proprio sotto la dama vittoriana, e ha subito tirato fuori dalla borsa il cartoncino: “Ormai è tutto pronto, Vic. Ecco il tuo invito! Fresco fresco di stampa”.

La sua prima mostra personale. Demi ha sempre avuto talento per la fotografia, e dal viaggio di gennaio in Sudafrica era tornata con il pc colmo di immagini mozzafiato: tramonti infuocati, vita selvaggia e metropolitana, lande sterminate.
L’ho abbracciata forte. Gli occhi le brillavano. Come quando alle elementari il suo collage era stato il più votato dagli alunni della scuola e lei aveva vinto la gara di disegno. Allora come oggi, avevamo gioito insieme del suo successo.

“Ne spediremo una cinquantina. Il signor Pearson dice che per un’artista emergente sono sufficienti”.
“Sarà un successo. Fioccheranno recensioni entusiastiche, vedrai!”.
“Proprio come è successo con Jane Eyre, vero signorina Brontë?” e ha scoccato uno sguardo divertito alla dama vittoriana.

VH

sorelle

I Fuochi di Valyria

A mezzogiorno solo un sandwich e un’aranciata. Questo caldo repentino mi ha tolto la fame. E le energie. Avrei dovuto dedicarmi al lavoro stamattina, ma ho finito per girovagare senza meta su internet. Offerte di viaggio, sconti sulle nuove collezioni mare, inviti a congressi e corsi di fotografia: niente  riusciva a risvegliare il mio interesse, nemmeno le ultime notizie sui quotidiani.

E ora, nel pomeriggio inoltrato, mi ritrovo al punto di partenza. Cammino per la stanza in cerca della voglia di fare qualcosa di produttivo. Scorro l’indice sui libri ordinati nella libreria. Mi fermo sulla saga del Trono di Spade. Non c’è una singola pagina di George RR Martin che non mi piaccia. Prendo un libro e lo apro. Credo proprio che oggi pomeriggio sarò del tutto improduttiva!

«Non voglio che questa notte finisca.»
«No? E perché, mia regina?»
«Lo sai.»
«Il matrimonio?» Daario rise. «Sposa me, invece di lui.»
«Sai che non posso.»
«Tu sei una regina, puoi fare quello che vuoi.» Le fece scivolare una mano sulla gamba. «Quante notti ci restano?»
“Due, soltanto due.” «Sai anche questo. Questa e la prossima, poi sarà finita.»
«Sposa me, e avremo tutte le notti che vorremmo, per sempre.»
“Se potessi, lo farei.” Khal Drogo era stato il suo sole-e-stelle, ma era morto da così tanto tempo che Daenerys aveva quasi dimenticato che cosa si provava ad amare e a essere amata. Daario l’aveva aiutata a ricordare. “Ero morta, e lui mi ha riportato in vita. Dormivo, e lui mi ha risvegliato. Il mio coraggioso capitano.” In ogni caso, Daario negli ultimi tempi si era fatto sempre più temerario. Il giorno in cui era rientrato dalla sua ultima sortita, aveva gettato ai piedi di lei il cranio mozzato di un lord yunkai e l’aveva baciata lì, nella sala della piramide, sotto gli occhi di tutti, finché ser Barristan Selmy non era intervenuto a staccarli. Ser Nonno era così inferocito che Dany aveva temuto di veder scorrere del sangue. «Non ci possiamo sposare amore mio. E tu sai il perché»
Daario si alzò dal letto della regina. «Allora sposa Hizdahr. Come regalo di nozze gli darò un bel paio di corna. Agli uomini di Ghis piace andare in giro mostrando le corna. Se le fanno apposta con i loro capelli, più qualche pettinino, della cera e un po’ di fil di ferro.» Trovò le sue brache e le indossò. Non perse nemmeno tempo con gli indumenti intimi.
«Una volta che sarò sposata, anche solo desiderarmi sarà alto tradimento.» Dany si coprì i seni con le lenzuola.
«Allora devo essere un traditore.»

– Daenerys Targaryen e Daario Naharis [I fuochi di Valyria]

gameofthrones14_37

Romancing Miss Brontë

Spingo la porta del caffè e il fresco dell’aria condizionata mi regala un po’ di sollievo dal caldo inaspettato di inizio giugno. Una rapida occhiata all’orologio dietro al bancone mi conferma di essermi presentata all’appuntamento in netto anticipo. Mi accomodo al tavolino vicino alla vetrata, proprio sotto la stampa ingiallita di un’elegante cena vittoriana. Una dama – bruttina per la verità, ma dagli occhi vispi e maliziosi – sorride composta all’uomo che le siede affianco. Quante storie abbiamo inventato su di lei Demi e io nei lunghi pomeriggi trascorsi al caffè, sognando per entrambe un futuro da scrittrice.

“Le sarebbe occorso un anno per completare il romanzo e non avrebbe mai compreso appieno che, nel tentativo di catturare il suo amore per un uomo, aveva creato un mito. L’innamorato di Jane mostrava la debolezza di Constantin Héger per il cioccolato e i sigari, la sua carnagione scura e il fisico atletico, ma possedeva anche le caratteristiche del padre – potente, distante, cieco […]. Non mancavano allusioni al nobile Zamorna delle sue storie d’infanzia, il suo eroe più vecchio e caro, un uomo tormentato e complicato. Con questo materiale grezzo scavato nei ricordi e nel subconscio creò Edward Rochester, un uomo di intelligenza e sensibilità pari alle proprie, un uomo ben al di sopra della sua sfera sociale. Alla fine, ormai cieco, lei gli avrebbe ridato la vista; pur semplice, piccola e insignificante che sembrasse, lui avrebbe scoperto che era capace di affascinare un uomo come lui e di vincere il suo cuore.

Se lei non c’era riuscita, almeno nel subconscio aveva compreso che gli ostacoli alla felicità non sono soltanto esteriori; occorreva più di una moglie astuta e manipolatrice per contrastare la loro unione. Jane sarebbe stata osteggiata da una creatura violenta quonto orribile, una pazza che aveva ben poco di umano. Anche se non espresso chiaramente, Mrs. Rochester avrebbe incarnato tutti gli aspetti oscuri della psiche di Charlotte: ardore, timore, sangue, sensualità, estraneità ed esotismo – tutte le sue paure intrappolate e racchiuse in una soffitta del passato.”

“Vic, eccomi!”, la voce di Demi è squillante come sempre. Distolgo gli occhi dalla stampa e le sorrido.

VH

 

romancing-miss-bronte-di-juliet-gael

 

 

[Il brano è tratto da Romancing Miss Brontë  di Juliet Gael]

Follow Barattoli di Storie e di Spezie on WordPress.com

Seguimi su Twitter

Blog che seguo

adoraincertablog

...un messaggio in bottiglia....

Certe storie hanno il profumo intenso delle spezie, il sapore di ricette indimenticabili

Debbie Fortes

t r a v e l . l i f e s t y l e . p e o p le

Gio. ✎

Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Quelli con la gonna che strascica un po' per terra, gonfiata sul di dietro dalla tournure? Quelli con i corsetti strettissimi e i colletti alti che solleticano il collo? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

Controvento

per aspera ad astra

Carlo Galli

Parole, Pensieri, Emozioni.

sognidiunapiccolascrittrice

Sogni. Speranze. Aspirazioni.

Barattoli di Storie e di Spezie

Certe storie hanno il profumo intenso delle spezie, il sapore di ricette indimenticabili

The Daily Post

The Art and Craft of Blogging

The WordPress.com Blog

The latest news on WordPress.com and the WordPress community.