Focaccia alle olive

Con l’estate che non accenna a sbocciare, ho dovuto rinunciare al mare anche oggi. Nuvole grigie affollano minacciose il cielo e l’aria fredda soffia prepotente dalla finestra socchiusa. “Chissà cosa direbbe nonna Janice di un’estate così” penso mentre chiudo le imposte. Lei il tempo lo sentiva, lo capiva come solo la gente di mare e i contadini sanno fare. Quella percezione esclusiva e privilegiata che si sviluppa in coloro che dal meteo traggono la propria sopravvivenza.

Se la giornata in spiaggia può dirsi saltata, non rimane che un’alternativa: “Ciao ragazze! Focaccia e film oggi pomeriggio?”, compongo il messaggio sul telefonino mentre prendo dalla mensola il ricettario di nonna Janice.

FOCACCIA ALLE OLIVE

350 g di farina

10 g di livito di birra

1 cucchiaio di sale

150 ml di acqua frizzante (segreto di nonna!)

100 ml di acqua naturale

5 cucchiai d’olio

150 g di olive verdi (prendo quelle del nonno di Demi di cui ho sempre una scorta abbondante!)

sale grosso

Dispongo la farina a fontana sul tavolo da lavoro, e verso nel centro l’acqua tiepida con il lievito disciolto. Impasto e, una volta che il composto è liscio ed elastico, aggiungo un cucchiaio di sale, 2 d’olio e, con una buona dose di olio di gomito, lavoro ancora per qualche minuto. Formo una palla e la lascio livitare per un’ora e mezza, curandomi di comprirla con una pellicola. Nel frattempo, inizio a denocciolare le olive, ma mi interrompo subito per rispondere al telefono.

“Ciao Vic! Sono Demi. Ho chiamato Becky e Jo, veniamo per le tre, ok? Porto Il Grande Gatsby”.

“Sì, e anche i fazzoletti… sai che mi commuovo con quel film!”.

“Va bene, fontana, porto anche quelli! Piuttosto, sai chi mi ha chiamato prima?”.

“Chi?”.

“Eric Reed. Chiedeva il tuo numero. Per invitarti a una passeggiata, ha detto…”.

VH

focaccia

Inaspettatamente

Fare la spesa mi piace: camminare tra gli scaffali ricolmi, confrontare qualità e prezzi, e magari raccogliere spunti per creare una nuova ricetta. Così, ieri mattina sono uscita di buon’ora alla volta del supermercato e, passo spedito e lista della spesa in tasca, ho iniziato a costruire nella mente il percorso che, tra verdura, frutta, detersivi e biscotti per la colazione, mi avrebbe condotto decisa tra le corsie del supermercato.

Immersa in questo lavoro mentale, la voce che mi chiamava mi giungeva lontana, attutita, quasi arrivasse da una distanza remota.

“Signorina Harlington!”. Mi sono girata. Era Eric, giornalista del quotidiano locale. “Ho visto bene, allora! L’ho riconosciuta. Sveglia presto stamattina”.

L’ho incontrato per la prima volta all’inaugurazione della mostra. Sembrava muoversi a suo agio tra quelle importanti personalità nel campo dell’arte.

“Sì, vado a fare la spesa. E lei che ci fa in giro?”.

“Corro. Ogni mattina. Mi diverte e mi fa sentire in forma. E lei corre mai?”.

Ricordo bene il sorriso che mi rivolse quella sera. Eravamo entrambi in piedi di fronte a uno scatto di Demi. “Incantevole” disse d’un tratto. Mi voltai. Mi stava guardando. “Eric Reed” e sorrise.

“Di tanto in tanto, ma non ho mai tanto tempo per correre. Al contrario, ammiro la sua costanza”.

“Qualche volta potremmo andare a correre insieme, se le va”.

“Volentieri. Ma la avviso, sono fuori allenamento”.

“Vorrà dire che inizieremo con una passeggiata di buona lena”.

“Affare fatto! Magari sulla spiaggia”.

“Ottima idea. Ma a una sola condizione”. Ha inarcato il sopracciglio mentre lo diceva. “Diamoci del tu”.

“D’accordo, Eric” ho riso. “Ci vediamo presto”.

“Ci conto”.

VH

inaspettatamente

(c) Pascal Campion Art

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