Cosa vi piacerebbe vedere?

Il giorno dopo, venerdì, finimmo di pulire la casa e di fare i bagagli. Sarah ripulì per l’ennesima volta la cucina, mise i fogli di alluminio sotto i fornelli e diede un’ultima ripassata al piano di lavoro. In un angolo del soggiorno, pronti per la partenza, c’erano le nostre valigie e alcuni scatoloni di libri. La sera avremmo cenato con i Petersen e la mattina dopo avremmo fatto colazione fuori. Poi saremmo tornati e avremmo caricato la macchina; non che ci fosse rimasto molto, dopo venti anni di traslochi e di casini. Saremmo andati in macchina fino a Eureka dove avremmo scaricato la roba nell’appartamento che Sarah aveva preso in affitto qualche giorno avanti, e poi, poco prima delle otto di sera, lei mi avrebbe accompagnato al piccolo aeroporto dove sarebbe cominciato il mio viaggio verso la costa orientale. […] Un mese prima, quando avevamo cominciato a parlare di queste faccende, lei si era tolta la fede nuziale – non tanto per rabbia quanto per tristezza, una sera proprio mentre stavamo decidendo queste cose. Per qualche giorno non aveva portato più nessun anello, ma poi si era comprata un anellino da poco prezzo con su una farfalla di turchese perché, come mi spiegò, si sentiva il dito nudo. Una volta, diversi anni prima di questo episodio, in un impeto di rabbia si era sfilata la fede dal dito e l’aveva tirata dall’altra parte del soggiorno. Io ero ubriaco, all’epoca, e me ne andai da casa, ma quando, pochi giorni dopo, ne discutemmo e le chiesi che fine aveva fatto la sua fede, mi disse: – Ce l’ho ancora. L’ho solo messa in un cassetto. Non crederai mica che butterei via la mia fede, vero? – Qualche giorno più tardi se la rimise al dito e non se l’era più tolta, anche nei periodi peggiori, fino a un mese prima. Aveva anche smesso di prendere la pillola e si era fatta mettere un diaframma.

Insomma, quel giorno lavorammo in casa e finimmo di fare i bagagli e le pulizie e poi, poco dopo le sei, ci facemmo una doccia, riasciugammo per bene il box, ci vestimmo e ci sedemmo in soggiorno, lei a gambe piegate sotto di sé sul divano, con un abito di maglina e un foulard azzurro, io nella poltrona grande vicino alla finestra. Da dove ero seduto vedevo il retro del ristorante di Pete e, oltre il ristorante, alcune miglia di oceano, i prati e le macchie d’alberi che si estendevano tra la finestra e le case. Rimanemmo lì seduti senza parlare. Avevamo già parlato anche troppo. Così ce ne stavamo seduto in silenzio a guardare come si faceva buio fuori e la piuma di fumo che si levava dal camino del ristorante.

da: Raymond Carver, Se hai bisogno, chiama

carver

Se hai bisogno, chiama

Ben presto Myers sentì il televisore accendersi di nuovo in soggiorno, ma il suono arrivava attutito e pensò che non gli avrebbe dato fastidio.  Spalancò la finestra e si mise in ascolto del rumore del fiume che attraversava rapido la valle, diretto verso l’oceano.

Tirò fuori le sue cose dalla valigia e le sistemò nei cassetti. Poi andò in bagno e si lavò i denti. Spostò il tavolinetto in modo che fosse proprio davanti alla finestra. Poi guardò il punto in cui la donna aveva piegato il lembo di coperta. Spostò la sedia per sedersi e si tirò fuori di tasca una biro. Rimase a pensare un attimo, poi aprì il taccuino e in cima a una pagina bianca scrisse le parole Il vuoto è l’inizio di tutte le cose. Rimase a fissare questa frase e poi scoppiò a ridere. Gesù, che cazzata! Scosse la testa. Richiuse il taccuino, si spogliò e spense la luce. Rimase un momento in piedi a guardare dalla finestra e ad ascoltare la corrente del fiume. Poi si mise a letto.

Un mese dopo l’incidente mi capitò tra le mani il volume di Carver. Incominciai a leggerlo nell’intento di distrarmi e placare il febbrile lavorio della mia memoria svuotata.

Il vuoto è l’inizio di tutte le cose.

Decisi che quella frase sarebbe diventata il mio mantra portafortuna, la stella del nord da cui mai avrei tolto lo sguardo per non perdermi nel mio tormento desolato.

Per farla del tutto mia, dovevo solo adattarla un po’:

Il vuoto è il nuovo inizio di tutte le cose.

VH

Raymond Carver - Se hai bisogno, chiama

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